Il 2 Aprile , Londra ha rafforzato la sua leadership come centro nevralgico della finanza sostenibile, accogliendo una mossa destinata a segnare un precedente: la Cina ha emesso il suo primo green bond sovrano globale, per un valore di 6 miliardi di yuan (circa 825 milioni di dollari), interamente quotato alla Borsa di Londra.
Una transazione che unisce finanza, clima e geopolitica, e che racconta molto del nuovo linguaggio con cui le potenze mondiali stanno comunicando i propri obiettivi strategici.
Un’operazione strutturata, destinata a fare scuola
Il green bond cinese è stato strutturato in due tranche a tasso fisso: una a 3 anni con rendimento all’1,88%, l’altra a 5 anni all’1,93%. I livelli di domanda hanno superato ampiamente le aspettative, con ordini che hanno superato i 47 miliardi di yuan. L’allocazione finale ha coinvolto prevalentemente investitori istituzionali, molti dei quali ESG-aligned, europei e asiatici, attratti dalla combinazione tra basso rischio sovrano, trasparenza sull’uso dei proventi e impatto ambientale positivo.
L’obbligazione rientra all’interno del framework cinese per i green bond sovrani, conforme agli standard ICMA (International Capital Market Association), con reporting ex post sull’allocazione dei fondi e sugli impatti ambientali generati. È previsto un monitoraggio annuale, con indicatori legati alla riduzione di emissioni, efficienza energetica e salvaguardia della biodiversità.
Le aree di intervento: dove andranno i fondi
I proventi della raccolta saranno destinati a progetti coerenti con cinque assi prioritari definiti dalla strategia verde cinese:
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Mitigazione del cambiamento climatico
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Adattamento climatico e resilienza
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Conservazione delle risorse naturali
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Prevenzione e controllo dell’inquinamento
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Protezione della biodiversità
In particolare, una quota rilevante sarà investita nello sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica, nella realizzazione di parchi nazionali e nella riqualificazione di aree ad alta vulnerabilità ambientale. Non si tratta solo di una transazione finanziaria, ma di una leva concreta di policy economica sostenibile.

Londra: da piazza finanziaria a laboratorio della transizione
La scelta della London Stock Exchange come luogo per la quotazione non è affatto casuale. Londra sta rafforzando il suo ruolo come hub globale per i capitali sostenibili, anticipando standard e regole sulla finanza ESG e sulla cosiddetta nature finance. La capitalizzazione degli strumenti finanziari legati alla natura è in piena espansione: secondo dati Refinitiv, il mercato globale dei green bond ha superato i 3.000 miliardi di dollari nel 2024, e si prevede una crescita superiore al 25% annuo.
In questo scenario, la City si propone come ponte tra oriente e occidente, tra finanza pubblica e privata, tra innovazione e regolamentazione. L’ospitalità dell’emissione cinese dimostra la credibilità del Regno Unito come catalizzatore di investimenti con impatto, in un momento storico in cui le infrastrutture finanziarie devono accompagnare – e non solo osservare – la transizione ecologica.
Le implicazioni geopolitiche: finanza come leva di influenza
Al di là dei numeri, l’operazione ha implicazioni geopolitiche significative. La Cina, con questa emissione, si posiziona in modo più assertivo nel mercato internazionale della finanza climatica, tradizionalmente dominato da Europa e Stati Uniti. In un contesto di crescente competizione per la leadership nel campo delle tecnologie green, dei capitali ESG e delle supply chain sostenibili, la capacità di emettere strumenti finanziari credibili e ben accolti dal mercato rappresenta un asset strategico.
La diplomazia finanziaria, quindi, si intreccia con quella ambientale. Emissioni come questa fungono da “soft power bond”: attraggono investimenti, rassicurano i mercati e costruiscono ponti politici tra economie spesso in tensione. In questo senso, la sostenibilità non è solo una scelta etica o ambientale, ma una nuova forma di influenza globale.
Un momento storico nella finanza internazionale
L’emissione del green bond sovrano da parte della Cina si inserisce in un solco storico che ha visto negli ultimi anni altri momenti simbolici. Nel 2017, la Francia fu il primo Paese del G7 a lanciare un green bond sovrano; nel 2021, l’Unione Europea ha raccolto oltre 12 miliardi con il suo primo green bond nell’ambito del programma NextGenerationEU. Queste operazioni hanno segnato una svolta nella comprensione del debito pubblico non solo come strumento di spesa, ma come leva di sviluppo sostenibile.
La mossa cinese però, per scala, contesto politico ed esposizione internazionale, ha un valore unico. È il primo caso in cui una potenza emergente con ambizioni sistemiche globali utilizza un green bond sovrano come strumento di posizionamento strategico sui mercati finanziari occidentali. Un’azione che segna l’ingresso definitivo della finanza sostenibile nell’arena delle relazioni internazionali, e che potrebbe aprire la strada a un nuovo paradigma: quello in cui le obbligazioni verdi diventano strumenti di dialogo e cooperazione globale.